Alberto Giovanni Biuso

Intervista ad Alberto Giovanni Biuso

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Oggi intervistiamo il professor Alberto Giovanni Biuso (www.biuso.eu) , che a lungo si è occupato di filosofia della mente cercando di coniugare le due facce – analitica e continentale – della filosofia contemporanea. Iniziamo senza indugi!

Il concetto filosofico di mente può esser delineato in diversi modi. Quali sono i tratti fondamentali con cui lo definirebbe?

La mente è un complesso sistema funzionale generato da una molteplicità di strutture e di eventi corporei, cerebrali, ambientali, relazionali e temporali. I metodi e le tecniche associazionistici, gestaltici, clinici, elettronici possono fornire delle informazioni preziose ma non sono in grado di dare risposte certe e tanto meno definitive. Rimane dunque aperto e necessario lo spazio per una filosofia della mente consapevole dei propri metodi e per questo epistemologicamente autonoma e teoreticamente forte. Al di là di ogni dualismo mente/corpo, ma anche di ogni riduzionismo più o meno scaltrito, la mente non è una cosa ma costituisce un evento che accade e prende forma nel rapporto dinamico tra il corpo e il mondo nel quale esso è immerso.

La mente è anche il processo in cui assume significato l’insieme innumerevole di dati, di esperienze qualitative, di percezioni, di trasformazioni corporee, di emozioni, di sentimenti, di memorie e di attese delle quali è composta la fatticità quotidiana, il costante esserci dei giorni vissuti, sofferti, goduti. È dunque chiaro che filosofia della mente e filosofia sono due modi diversi di riferirsi allo stesso sapere. La filosofia della mente è infatti e in gran parte il modo in cui la cultura filosofica contemporanea affronta – con l’ausilio dei saperi neurologici, psicologici, informatici – problemi in realtà tradizionali e assai antichi. Fra questi: quale rapporto intercorre fra l’interiorità e il mondo esterno; su che cosa si fonda la conoscenza intersoggettiva; come nascono le parole e qual è l’importanza del linguaggio nell’esperienza umana. L’esigenza di autocomprenderci è elemento essenziale della nostra specie e la mente è anche lo strumento primario della cognizione del mondo e di noi stessi. Tramite la mente realizziamo ogni indagine, inventiamo la logica, viviamo gli affetti, sperimentiamo emotività e razionalità.

La mente è quindi irriducibile a ogni metodologia esclusiva che voglia svelarne la complessità poiché essa è un insieme articolato e dinamico di Coscienza, Memoria, Intenzionalità, Corporeità, Tempo. Si può concludere che la mente è il luogo fisico, emotivo, espressivo e logico di incontro fra la coscienza autoconsapevole e la realtà della quale essa è la consapevolezza.

Potrebbe elencare alcune delle opere che hanno maggiormente contribuito alla delineazione di quel ramo del sapere filosofico chiamato “filosofia della mente”?

Tra i classici: Fedro (Platone), De anima (Aristotele), Meditazioni metafisiche (Descartes), Saggio sui dati immediati della coscienza (Bergson). Nel Novecento sono numerose le opere importanti e significative, spesso uscite anche come articolo di rivista. Indico qui alcuni titoli ma se ne potrebbero scegliere molti altri: Fenomenologia della percezione (Maurice Merleau-Ponty); Mente, cervello, intelligenza (John Searle); Mente e natura (Gregory Bateson); So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio (Rizzolatti-Sinigaglia); La mente cosciente (David J. Chalmers); Neurofenomenologia. Una soluzione metodologica al “problema difficile” (Francisco J. Varela).

Come si pongono gli attuali indirizzi della filosofia della mente nei confronti delle tradizioni gnoseologiche del passato?

La filosofia della mente è nata in risposta a Descartes, come tentativo di soluzione del dualismo tra corpo (res extensa) e anima (res cogitans). La riflessione inaugurata da tale prospettiva ha fatto sempre più e sempre meglio compendere che una cosa pensante non può esistere facendo a meno del corpo e del mondo. L’incomprensione più grave che sta al fondo della prospettiva cartesiana e di quella funzionalistica – che ne rappresenta una sofisticata versione – sta nel ritenere che il pensare non abbia bisogno della corporeità, che la conoscenza sia disincarnata e operante solo nella interiorità del singolo soggetto. In realtà, la mente è intessuta e costituita di relazioni con il mondo, con il corpo, con le emozioni, con le altre menti, con la scrittura, senza l’aiuto della quale la mente rimarrebbe confinata in limiti assai angusti. La mente è l’intersecarsi di corpo, mondo e significati. Una prospettiva integrata sembra quindi la più adatta a cogliere la complessità dei fenomeni mentali, rispetto alle diverse unilateralità del riduzionismo materialistico, del cognitivismo, del funzionalismo con la sua logora analogia tra mente e computer, equivalenza che comunque molti funzionalisti ormai rifiutano anche perché consapevoli del fatto che mentre un elaboratore è frutto di un progetto realizzato in tempi brevissimi, la mente umana si è plasmata nei tempi assai lunghi dell’evoluzione biologica. In ogni caso, capire la mente è fondamentale anche per affrontare con maggiori possibilità di successo le esperienze, gli ostacoli, la forza dei sentimenti di cui è costituita l’esistenza umana.

L’emergentismo è una delle vie filosofiche più trafficate nella filosofia della mente. Quali sono suoi principali vantaggi e svantaggi?

L’emergentismo sostiene che nel momento in cui il mondo fisico raggiunge un certo grado di complessità, emergono proprietà mentali in grado di esercitare su di esso un’influenza causale: la mente sarebbe quindi un fenomeno pienamente naturale, un processo legato al funzionamento del cervello ma epistemologicamente indipendente poiché è vero che la mente è generata dalle interazioni fra i neuroni ma le sue caratteristiche globali non sono riducibili al fondamento neuronale. Una forma raffinata di emergentismo è quella proposta da William Hasker, il quale ritiene che quando la struttura della materia raggiunge una sufficiente soglia di complessità la mente emerga da essa come i campi magnetici emergono dal metallo senza che possano con esso venir confusi: «Come un magnete genera il proprio campo magnetico, allo stesso modo il cervello genera il proprio campo di coscienza». Hasker definisce questa forma di emergentismo come dualistica e conia l’efficace espressione «soul-field» per descrivere la mente così intesa. Tutto questo è secondo me un merito dell’emergentismo, il quale tuttavia non evidenzia abbastanza che il mentale è un luogo insieme fisico e logico, dove motivi di ordine semantico agiscono insieme a cause di ordine materiale. La mente è infatti ciò che dà un significato all’esperienza mediante i qualia percettivi, che sono altra cosa rispetto alle semplici percezioni. Essi costituiscono, infatti, gli stati soggettivi della mente, l’effetto che fa l’essere una certa entità e provare determinate esperienze, la vita interiore che sembra accompagnarle, la coscienza che si ha del sentire e non il sentire solamente. Non solo: lo stesso cervello è una parte di materia -per quanto enormemente complessa- la cui struttura, funzionamento, decadenza e potenzialità sono sottoposte per intero alle leggi bio-fisiche che governano la realtà. E in quanto profondamente legata all’encefalo -di esso funzione, da esso emergente, in esso radicata- anche la mente è soggetta alle medesime leggi. Lo scarto non sta dunque nel rapporto esclusivo fra il cervello e la mente da esso generata. La differenza – e la vera complessità ontologica ed epistemologica del problema mente/corpo – è data dal fatto che è proprio il cervello a non essere un organo solitario, un centro di controllo dominante rispetto alla corporeità. L’encefalo, in particolare, dipende totalmente dal flusso di informazioni chimiche e di percezioni che l’intero sistema nervoso elabora e costruisce istante dopo istante.

Quali conseguenze rilevanti comporta l’operazione di ricondurre il mentale a categorie e metodi impiegati dalle scienze naturali (la cosiddetta “naturalizzazione”)?

Se è vero che la mente è un’espressione delle attività neuronali del cervello, la conoscenza delle caratteristiche e delle proprietà dei singoli neuroni non è sufficiente a comprendere davvero che cosa la mente sia poiché l’intenzionalità, la coscienza, la volontà, il pensiero non sono il risultato della sola attività cerebrale ma implicano il suo agire in un mondo del quale anch’essa è parte. La complessità del problema consiste anche nel fatto che la mente è una parte della natura e insieme è la forma in cui la materia conosce se stessa in quanto corpo vivente e intessuto di mondo. Anche per questo la mente è un ambito che richiede più di qualsiasi altro un approccio interdisciplinare e una varietà di metodi. Chi ritiene che ci sia un’unica strada metodologica e disciplinare per la comprensione della mente – qualunque essa sia, dallo spiritualismo all’eliminativismo – non ne potrà spiegare in alcun modo la struttura articolata e plurima. In realtà, se la mente può pensare se stessa e il cervello, il cervello da solo non può pensare neppure se stesso; il riduzionismo sembra non accorgersi di segare il ramo sul quale sta seduto. Le spiegazioni causali e fisicalistiche sono adatte agli enti materiali, compreso l’encefalo. La mente è un processo naturale quanto il cervello ma la sua natura non è di tipo fisico bensì di ordine logico, ed è a questo livello che va studiata poiché le menti sono i significati che permettono ai corpi di interagire con se stessi, con gli altri corpi e con l’intero essente. Lo spazio del mentale è totalmente naturale perché l’umano è un dispositivo semantico. La mente ha la sua Umwelt, il proprio ambiente nel quale costruisce se stessa e verso il quale è volto ogni suo operare. Si potrebbe dire che la mente rappresenta una sorta di forma a priori della corporeità che consente di scorgere nel mondo fisico solo il fenomeno, ciò che di questo mondo serve alla sopravvivenza del corpo umano, mentre ogni elemento che non sia funzionale allo scopo rimane una sorta di noumeno invisibile o almeno non visto. È possibile capire la mente umana solo all’interno di uno spazio-ambiente naturale e culturale, da essa stessa in parte prodotto e al servizio del quale incessantemente opera. Senza cervello non si dà mente ma la mente non è il cervello. Di diverso essi hanno sia la struttura che la funzione. La mente, infatti, non è una cosa, non è un ente, non è una sostanza che stia da qualche parte. Cose, enti e sostanze sono sottoposte alle leggi fisiche e nel loro ambito si spiegano quasi per intero. La mente, invece, non può essere né indagata né tanto meno compresa con gli stessi criteri con cui si studia e si spiega un orologio, una roccia, una foglia. La mente non occupa un luogo nello spazio, come fa invece l’encefalo nel cranio, e quindi non esiste una materia della mente per la ragione fondamentale che la mente è un processo, un’attività, un punto di vista sulle cose che consiste principalmente in un atteggiamento intenzionale verso di esse. La mente è il corpo che parla di sé, che attribuisce un significato a se stesso. La mente è natura semantizzata – diventata significato a se stessa – ed è semantica naturalizzata degli enti, degli eventi e dei loro processi temporali. Alla luce di tutto ciò la mente è spiegabile soltanto ponendosi davvero e radicalmente al di là dei dualismi vecchi e nuovi per cogliere il livello profondo e originario dell’unità psicosomatica che da sempre siamo. Una conoscenza adeguata del mondo non può che essere olistica, e cioè fondata sulla consapevolezza che il tutto della natura nasce dalla differenziazione e dall’interazione delle sue parti. Il limite di fondo di ogni forma di meccanicismo e di naturalismo riduzionistico consiste, quindi, nella pretesa di porsi fuori dal tutto per sezionarne e dissezionarne le parti. Poiché, però, è impossibile uscire dal tutto, l’unico risultato che si ottiene è quello di osservare da vicino il funzionamento degli ingranaggi senza comprendere il loro legame con l‘intera struttura. La mente è proprio tale struttura che connette le parti in sé stesse non mentali.

In che rapporto stanno il tempo e la mente?

Mente e tempo stanno in un rapporto totale e profondo. La mente è infatti la consapevolezza che il corpo ha di essere immerso nel tempo; è un evento plurale, intersoggettivo, dinamico. È una realtà nomade e complessa nella quale prevalgono di volta in volta determinate sensazioni, credenze, sentimenti poiché la vita psichica è il cangiante risultato delle spinte, pulsioni, atteggiamenti e rappresentazioni più diverse. È su tale fondamento che nei miei testi propongo di definire la specie umana come un dispositivo semantico mobile sia nello spazio sia nel tempo. Questo vuol dire che la mente è nella sua più propria natura tempo consapevole di se stesso, del proprio rimanere nella memoria, del suo passare come finitudine, del suo orizzonte di possibilità aperta al futuro, del suo esserci nel presente. La finitudine biologica del corpo fonda il limite ontologico del mondo. Noi siamo questo limite. Pensare il tempo è possibile solo a partire da un processo che esso stesso produce. La mente è tale processo. La mente è dunque tempo incarnato, situato, cosciente di sé, intenzionale e pervaso di significati. La mente è la consapevolezza che il corpo ha di essere immerso nel tempo, di essere tempo.

Grazie professore, a presto su Fare Filosofia!

Category: Interviste

3 comments

  1. Ottima iniziativa un’intervista ad un filosofo di autentico valore, nonchè penna elegante e potente nel comunicare concetti anche assai profondi. Scelta editoriale di qualità.

    Mi permetto una piccola critica sull’immagine di presentazione: molto approssimativo e rudimentale il lavoro di scontorno della figura, eppure il Biuso non mostra chiome fluenti che rendono difficile una buona scontornatura; lo so che non è importante, ma un filosofo di questa caratura meriterebbe un grafico più professionale

    1. Ciao Diego, grazie di cuore del commento! Per quanto riguarda l’immagine hai ragione da vendere, ma purtroppo questo sito non può permettersi un grafico e deve ricorrere al sottoscritto e totale incompetente!

      Un saluto 🙂

  2. grazie a te Donato, è un bel lavoro che stai facendo, un sito di assoluto interesse

    Pisa è stata un crogiolo di grandi pensatori, gente come Bodei, Barone, Gargani, Badaloni e soprattutto, il grandissimo Giorgio Colli

    buon lavoro, Donato

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Enrico Donato

Article by: Enrico Donato

Classe 1991, Palermo. Sto scrivendo la mia tesi magistrale in Filosofia presso Università di Pisa. Gestisco farefilosofia.it dal 2012. Vorrei avere più tempo per suonare tanto jazz.

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