Socrate - Dipinto filosofico

La filosofia di Socrate: domande, ironia e cura dell’anima

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1. Chi è Socrate

busto di socrate filosofo
Socrate e la sua aria burbera.

Hai già letto la lezione sui presocratici? Bene, procediamo!

Se dovessimo indicare quella figura che diede al pensiero occidentale una prima direzione verso la nostra attuale meta, tale figura sarebbe senz’altro Socrate. Ne La nascita della tragedia (1871), Nietzsche vede in lui la vittoria dell’uomo teoretico sull’uomo mitico, ovvero l’alba della visione razionalista che mette in discussione ogni narrazione precedente sulla realtà. Che ciò sia un merito o una colpa (come sostiene il filosofo tedesco), non è questione che affronteremo qui.

Per ora ci limiteremo a parlare di un libero intellettuale ateniese dedito all’educazione dei giovani, nato nel 470 a.C. circa, in modeste condizioni economiche. Nel corso del 5 sec., Atene fu al centro di numerose vicende belliche e politiche. Basti ricordare innanzitutto le guerre persiane (dal 490 al 478 a.C.), dove essa fu lo Stato-guida della confederazione delio-attica e dove si distinse per capacità un certo Pericle. Dopodiché, ci fu la guerra del Peloponneso (431-404 a.C.), tra Atene e una Lega guidata da Sparta, nella quale anche Socrate combatté.

Con la morte di Pericle e la vittoria di Sparta, Atene fu soggetta a un’alternanza di regimi oligarchici e democratici ugualmente instabili. Nel 404 Sparta permette l’instaurarsi di un’oligarchia, passata alla storia come “regime dei 30 tiranni”, tra i quali vi fu Crizia, amico di Socrate e zio di un certo suo allievo, Platone. L’anno seguente tuttavia, venne restaurata la democrazia e fu proprio questo governo che processò Socrate, con le accuse di corruzione della gioventù e rifiuto delle divinità tradizionali. Egli accettò serenamente la sentenza di morte, tramite coppa di veleno (la cicuta) nel 399 a.C. Non scrisse nulla, preferendo un contatto orale, senza mediazioni, coi suoi allievi e amici. Ciò che sappiamo lo dobbiamo soprattutto alla testimonianza di Platone e a quelle di Senofonte, Aristofane e Aristotele.

Socrate venne percepito nel suo tempo come un pensatore dissacrante, capace di instillare il dubbio in ogni argomento: una minaccia per un ordine sociale già delicato. Ma non era il solo, dal momento che in quel periodo stava sorgendo una nuova categoria di intellettuali piuttosto antipatici alle convenzioni, ovvero i sofisti, coi quali Socrate condivide due aspetti: l’attenzione alla realtà umana e il buon uso del discorso.

 

2. Il suo pensiero

A partire da Socrate, l’interiorità dell’uomo assume un peso sempre maggiore nella riflessione filosofica, il cui scopo è raggiungere delle indicazioni per la vita buona, quella condizione di benessere spirituale prima che materiale. Ecco perché al centro dell’indagine socratica troviamo il tentativo di rispondere alle grandi domande etiche. Ed è bene sottolineare il termine “tentativo”: Socrate non vuole dare una definizione universale del Bene,della Giustizia o di altro, ma vuole evidenziare come qualsiasi nozione che possiamo avere di questi valori rimanga incompleta. É su questo punto che fa leva il dialogo, inteso come botta e risposta incessante, lo strumento retorico che per Socrate meglio si confà all’interrogazione del filosofo, con gli altri e con sé stesso.

Ma il dialogo non potrebbe cominciare senza un’ammissione di (parziale) ignoranza su ciò che si vorrebbe definire. “Sapere di non sapere” è l’essenza stessa della ricerca, nonché il motivo per cui, stando all’Apologia di Platone, l’oracolo di Delfi decretò Socrate come il più saggio tra gli uomini. Tale formula esprime la pars destruens del dialogo, cioè la fase in cui la tesi dell’avversario viene confutata attraverso una serie di domande sempre più incalzanti che lo possano indurre in contraddizione.

L’ironia rivela la sua efficacia proprio in questa fase, come arma dal duplice effetto: da un lato, Socrate riconosce la propria ignoranza e non espone alcuna tesi (nascondendo così un atteggiamento sapiente), dall’altro si affida alla presunta sapienza dell’interlocutore, che solo alla fine comprenderà la propria limitatezza. In tal modo, non solo il campo sarà sgombrato dalle opinioni più deboli relative a una certa questione, ma l’interlocutore verrà aiutato a portare alla luce idee più complete: ciò che Socrate definisce maieutica (=”arte della levatrice”), la pars costruens che conduce a una maggior consapevolezza sui valori morali. Ne consegue che pure il comportamento sarà maggiormente orientato verso la virtù. Per Socrate infatti, non c’è un divario fra teoria e prassi.

Filosofia vuol dire entrambe, in un’indagine che mira a conoscere i valori e che per questo è già una pratica virtuosa, un approfondimento di ciò che risiede nell’anima. Chi conosce il bene lo compie, il male è invece frutto di ignoranza: in questo consiste il cosiddetto “intellettualismo etico”. Le azioni migliori procurano felicità spirituale, cioè la serenità della coscienza, mentre le cattive azioni tutt’al più perseguono una felicità illusoria, che gli uomini compiono senza rendersi conto di arrecare danno a sé stessi oltre che agli altri.

“Conoscere sé stessi”, come recita il motto dell’oracolo di Delfi, significa compiere un cammino quotidiano di perfezionamento interiore individuale, presupposto per una vita buona collettiva. In aiuto dell’uomo interviene una voce interiore, un dàimon (= demone) come lo chiama Socrate, un che di divino che può allontanarlo dal male, se viene ascoltato. Il grande lascito di questo maestro dell’umanità si potrebbe riassumere nella nuova concezione di “psiche”, che dal significato presocratico di “soffio vitale” diventa ora l’anima come noi la intendiamo, cioè come centro dell’attività morale e spirituale che contraddistingue l’essere umano.

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Category: Lezioni

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Article by: Luca Volpi

Nato il 4/12/92, vivo a Capriolo, ridente (?) paese della provincia di Brescia. Ho studiato filosofia a Milano nella speranza di percorrere le orme dei grandi, da Platone a Kant, passando per Nietzsche fino alla D'Urso. No in realtà vorrei semplicemente guadagnarmi da vivere scrivendo, uno dei tanti che nutrono ancora fiducia nel valore della cultura. Filosoficamente oscillo tra la prospettiva del "tutto è uno schifo" e del " non è così male"

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